Convegno: “Il ruolo del volontariato nel sistema provinciale di protezione civile”: la relazione del Presidente

Pubblichiamo la relazione che il Presidente del Coordinamento ha fatto durante il Convegno del 29 novembre sul ruolo del Volontariato di Protezione Civile.

Innanzi tutto un doveroso saluto, a nome di tutti i Volontari della Provincia di Lodi, ed un sentito ringraziamento a tutte le Autorità ed a tutti i presenti. In particolare ringraziamo l’Onorevole Zamberletti, che riteniamo il Padre della Protezione Civile italiana, Sua Eccellenza il Prefetto che sappiamo avere una particolare sensibilità verso la Protezione Civile, e tutti gli autorevoli relatori. Un grazie alla Provincia, dal Presidente Felissari all’Assessore Bagnaschi al settore ed ufficio di Protezione Civile per aver raccolto e fatto proprio il nostro desiderio di organizzare questo convegno in occasione del decennale di fondazione del Coordinamento. Ringraziamo il Sindaco di Lodi, città ospitante, e la direzione del parco tecnologico per la magnifica struttura messaci a disposizione.
IL RUOLO DEL VOLONTARIATO NEL SISTEMA PROVINCIALE DI PROTEZIONE CIVILE. Argomento assai interessante ed attuale, per molteplici aspetti, soprattutto visti dalla nostra parte, che oggi vogliamo porre o RIPROPORRE nel tempo che ci è concesso, all’attenzione di tutti. Senza fare la cronistoria, che rimandiamo ad un momento successivo del convegno, del Volontariato di Protezione Civile provinciale, possiamo affermare di essere nati in un momento probabilmente favorevole, per una serie di eventi (l’evento alluvionale del fiume Po nel 1994, la nascita della nuova Provincia nel 1995 e non ultima la giovane ma rivoluzionaria Legge 225 del 1992) che hanno rinvigorito nelle poche Organizzazioni allora esistenti o suscitato in altri lo spirito solidaristico che è alla base del sistema di Protezione Civile. E non a caso ho citato la Legge 225 perché è con questa che il Volontariato organizzato viene inserito a pieno titolo, insieme alle altre componenti (Vigili del fuoco, militari, sanitarie ecc.) nell’organizzazione dei soccorsi in caso di calamità. Quindi pari dignità con le altre componenti (concetto fondamentale che riprenderemo più avanti) e collocazione ben precisa della figura del Volontario e dell’attività che svolgerà in Protezione Civile: esattamente collaborazione con le istituzioni per attività di previsione, prevenzione, soccorso in emergenze “derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi”. Naturalmente è fondamentale anche l’attività di formazione ed esercitativa per qualificare e/o specializzare il Volontariato. E questa era la situazione alla nascita del Coordinamento, che si rispecchiava esattamente nella Legge, con risultati estremamente positivi, tanto da farci affrontare le successive grandi emergenze (alluvione del Po nel 2000, alluvione dell’Adda nel 2002) allertati dalla Prefettura, con competenza ed impegno. Abbiamo sempre trovato nelle istituzioni a cui faceva e fa riferimento il Volontariato (la Prefettura prima, la Provincia poi con l’entrata in vigore della Legge regionale 16 del 2004) attenzione e disponibilità, permettendoci di arrivare a risultati soddisfacenti a livello regionale.
Ecco quindi che questa grande risorsa, andata crescendo negli anni, è diventata componente indispensabile ed insostituibile nel sistema provinciale di Protezione Civile (concetto, del resto, che vale per tutto il Volontariato di Protezione Civile italiano). Ma che contemporaneamente deve registrare anche degli elementi negativi (anche questi presenti in tutte le altre realtà) che sono da imputare, in modi e argomenti diversi, più o meno marcati, agli Enti che coordinano il Volontariato dal livello più basso a quello più alto (Comuni, Province, Regione, Dipartimento).
Si sta assistendo, ed accentuando, in diversi Comuni un uso dei Volontari in attività che nulla hanno a che fare con i compiti assegnati a questi ultimi dalle Leggi, la 225 innanzi tutto e ribaditi dalla L.R. 16. Anzi alcuni Comuni hanno formato il Gruppo di Protezione Civile per questo scopo. Diverse sono le motivazioni addotte dagli Amministratori per giustificare queste situazioni: aver speso e spendere dei soldi per creare e mantenere il Gruppo e quindi avere un riscontro in termini di disponibilità. Avere poco personale effettivo nella Polizia locale. Perché la popolazione si è abituata a vedere i Volontari, o meglio, la divisa dei Volontari in ogni situazione. Premesso che in queste situazioni c’è anche una parte di colpa da parte di molti Volontari, ma è necessario che negli Amministratori locali si sviluppi in modo chiaro il concetto che la Protezione Civile è un “servizio essenziale” di cui ogni Comune deve dotarsi senza che vi sia un immediato tornaconto (è come se un datore di lavoro che “deve” mettere a disposizione dei lavoratori i sistemi di sicurezza e pretenda che questi gli rendano in termini diversi dallo scopo per cui sono stati installati). Ma soprattutto entrare nell’ottica che il sistema capillare, che contraddistingue la Protezione Civile italiana in campo internazionale, è ideato sulla sussidiarietà (che per combinazione fa rima con solidarietà) Recenti circolari del Capo Dipartimento sono molto esplicite nell’invito a non utilizzare i Volontari (ed i mezzi in dotazione) in attività che non siano di Protezione Civile. Non ultimo anche per un discorso di responsabilità, civile e penale, sia per il Volontario, per chi lo coordina, per il responsabile dell’Organizzazione; ed a questo proposito riteniamo sia stato doveroso per noi, inserire nei nostri corsi di formazione di primo e secondo livello, una lezione dedicata all’analisi della figura giuridica dell’incaricato di pubblico servizio, delle sue responsabilità e delle attività che NON PUO E NON DEVE SVOLGERE. E’ comunque comprensibile che in alcune circostanze possano essere impegnati i Volontari in attività che in qualche modo richiamano i concetti enunciati nella legge; per fare un esempio: l’evento eccezionale (da non confondere con il grande evento) che per un piccolo Comune può essere la sagra del paese dove, se richiesto un parere ai Vigili del fuoco questi indicano la necessità della presenza di un gruppo di Volontari per ragioni di sicurezza momentanea, in caso di emergenza, in attesa del loro arrivo. Attività ben diverse dalle corse ciclistiche o podistiche locali, dalle processioni, dalle ronde notturne ecc.. E qui rientra il discorso di dignità del Volontariato di Protezione Civile che dicevo all’inizio. Chi si sognerebbe di chiedere alle altre componenti il sistema di protezione civile di svolgere attività che non competono loro. Certo il discorso dei finanziamenti ha un suo fondamento, soprattutto per i piccoli Comuni, problema che può essere in parte risolto ricorrendo alla formazione di Gruppi intercomunali, ferma restando comunque la necessità di maggiori aiuti finanziari dall’alto, o perché no agevolazioni fiscali sugli acquisti e spese fisse riguardanti le dotazioni e le attività delle Organizzazioni.
C’è poi la ricorrente domanda: “ma allora in tempo di pace che cosa facciamo fare ai nostri Volontari”. Ebbene se un’Organizzazione è abbastanza attiva i Volontari non hanno tempo di annoiarsi, ma senza neanche tirarsi il collo. Oltre alle attività che la singola Organizzazione può mettere in campo singolarmente, ci sono quelle proposte ed attivate dal Coordinamento in collaborazione con la Provincia: formazione ed esercitazioni e prevenzione: nell’ambito del progetto Regione/Province denominato “Fiumi sicuri” si sono svolte eccellenti attività di interventi preventivi e di monitoraggio. E’ doveroso citare il progetto sperimentale ideato e realizzato da CAP Gestione (Consorzio acqua potabile delle Province di Milano e Lodi) sul monitoraggio delle reti idriche, utilizzando il volontariato di Protezione Civile e del quale sarebbe interessante un’illustrazione da parte di uno degli ideatori proprio come esempio di coinvolgimento dei Volontari nella prevenzione.
Non dimentichiamo poi che fra un’attività e l’altra succede sempre qualche microemergenza, dove solitamente si viene chiamati dai Vigili del fuoco a loro relativo supporto, ed anche in ragione di un protocollo d’intesa che si sta perfezionando con la Provincia, Prefettura, Comuni. Altro protocollo con la Società Autostrade per l’Italia, la Provincia, la Prefettura, la Croce Rossa, per interventi di assistenza agli automobilisti bloccati in caso di macro incidenti.
Rapporto con la Provincia: come accennato in precedenza possiamo affermare che da sempre c’è un rapporto eccellente di collaborazione ma anche di giusta autonomia, derivante dalla situazione iniziale che vide nascere il Comitato di coordinamento (1998) in modo spontaneo ma con una convinta spinta dell’Assessorato provinciale. Con la Legge 16 la Provincia assume direttamente il coordinamento del volontariato sul proprio territorio, ma mantiene quasi inalterata la situazione per quanto riguarda il precedente sistema del Comitato.
Con la Regione abbiamo, anche recentemente, espresso valutazioni critiche soprattutto per quanto riguarda il mancato coinvolgimento del Volontariato nella elaborazione di documenti, programmi, attività che lo riguardano. Ci giungono segnali di cambiamento di questa situazione , che registriamo con piacere, rimanendo in attesa degli sviluppi anche relativi a richieste che abbiamo elaborato in riunioni di rappresentanti del volontariato di diverse Province e che abbiamo inoltrato alla Regione; richieste che riguardano ad esempio il regolamento sul Volontariato, la formazione, le esercitazioni, le colonne mobili provinciali, i finanziamenti, il Coordinamento regionale del Volontariato. E’ facile capire che sono tutte questioni cha vanno ad incidere o addirittura modificare il ruolo del volontariato nei sistemi provinciali di Protezione Civile.
Anche al Dipartimento vogliamo indirizzare alcuni messaggi: maggiore presenza verso la base in termini di direttive precise, snellimento di procedure legate al D.P.R. 194 soprattutto in emergenza, ma anche qui maggiore democrazia: siamo rimasti sfavorevolmente colpiti e anche amareggiati leggendo il Decreto Prodi dove si stabilisce che fanno parte della consulta delle Organizzazioni nazionali del Volontariato di Protezione Civile, un certo numero di Associazioni, alcune delle quali francamente ci chiediamo cosa centrino con la Protezione Civile, che rappresentano in pratica tutto il Volontariato nazionale di Protezione Civile. Possiamo concordare che nell’elenco ci sono diverse associazioni che per la loro specializzazione, dimensione ed esperienza vengano giustamente consultate “per il coordinamento operativo con le altre componenti e strutture operative del Servizio nazionale…” ma sempre allo stesso articolo e comma (art. 1 comma 2) si recita “La Consulta… svolge compiti di ricerca e di approfondimento su tematiche relative alla promozione, alla formazione ed allo sviluppo del Volontariato di Protezione civile….” Ora, queste Associazioni possono rappresentare loro stesse e non il resto del Volontariato che non ha mai dato loro mandato di rappresentanza, ed il resto del Volontariato comprende tutte le piccole o medie Associazioni e TUTTI i Gruppi comunali. Ciò che chiediamo non è nient’altro che l’applicazione della Legge dove giustamente è previsto che, a piramide, la base elegga il proprio Coordinatore provinciale, i Coordinatori provinciali eleggano il Coordinatore Regionale e tutti i Coordinatori Regionali rappresentino il Volontariato in seno alla Consulta.
Concludendo
Certamente in un convegno non è possibile sviluppare un confronto completo, ma può essere l’occasione per conoscere le opinioni, le idee, le proposte degli altri; Noi siamo una risorsa per il sistema di Protezione Civile? Allora non sprechiamo questa risorsa. Grazie.
IL PRESIDENTE
(Giuseppe Tagliabue)

Comments are closed.